Le balle di Maroni

Che Milano sia stata letteralmente invasa, nelle ultime settimane, dai cartelloni giganti della campagna elettorale del segretario leghista Roberto Maroni per la presidenza della Regione lo hanno notato anche i muri: come di consueto, infatti, a un mese e mezzo dalle elezioni la propaganda elettorale va ad occupare gran parte degli spazi pubblicitari.

Quel che è incredibile, però, è la scarsa credibilità delle proposte e degli slogan su cui si basa il ragionamento della Lega Nord. Non infierisco sulla promessa di una Lombardia “più forte contro le mafie” fatta dal segretario di un partito che è stato preso con le mani nel sacco a comprare i voti dalla ‘Ndrangheta… Vorrei invece soffermarmi su un’altra delle tante frottole maroniane. Maroni in questi giorni va ripetendo che non gli interessa l’esito delle elezioni nazionali ma solo della corsa per Regione Lombardia: eppure, basa la sua campagna su una proposta – che lui stesso definisce «l’elemento centrale della candidatura» – che è quella di mantenere in Lombardia il 75% delle imposte ivi riscosse. Se facciamo 2 + 2, però, possiamo accorgersi che quella di Maroni è una balla bella e buona… Perché?

  • è chiaro che questa proposta non può essere portata avanti a livello di Regione – per essere realizzata richiederebbe infatti notevoli riforme che possono essere prese solo a livello nazionale: anzitutto una profonda riforma del sistema fiscale e una ristrutturazione (forse un vero e proprio stravolgimento) delle funzioni di Stato e Enti locali; in secondo luogo, probabilmente, anche delle revisioni della Costituzione (basti pensare che più del 40% della spesa pubblica italiana serve per pagare pensioni e interessi sul debito, per cui o si trasferiscono debiti e pagamento delle pensioni alle Regioni oppure la proposta di Maroni è assolutamente insensata e non fattibile!). Eppure Maroni continua a ripetere la sua proposta come se nulla fosse: e anche se dà per scontata la sconfitta leghista a livello nazionale (direi che dopo Belsito, il Trota e Rosy Mauro fa pure bene) continua a ripetere che, se lui sarà il presidente di Regione Lombardia, quest’operazione”si può fare”;
  • Com’è che improvvisamente la Lega tira fuori dal cappello questa proposta? Come si può credergli, se l’accoppiata Maroni-Tremonti che ora si presenta unita sotto il simbolo Lega-Nord è stata al Governo fino a un anno fa dirigendo i due ministeri più importanti (Interno e Economia e finanze) e non ha mai realizzato nulla di simile?
  • Ammettiamo per ipotesi che la coalizione PdL-Lega-Fratelli d’Italia-Grande Sud vinca le elezioni: pensate davvero che farà quello che dice Maroni? No, dico, “Lega Nord” e “Grande Sud”

Insomma, Maroni costruisce la sua campagna elettorale sulle balle, ben sapendo che se anche diventasse presidente di Regione Lombardia non le concretizzerebbe. Eppure, le balle di Maroni non sono altro che la naturale prosecuzione di un ventennio di balle leghiste: ne ho rivista una giusto qualche ora fa… In questi giorni, infatti, gli stradini stanno installando per le strade di Milano le bacheche dedicate appositamente alla comunicazione elettorale. Bacheche non perfettamente pulite, in cui compaiono ancora pezzi di manifesti delle passate elezioni.

Bene, in cosa mi sono imbattuto poco fa? Ecco qui:

milano-zingaropoli-con-pisapia

Milano è governata ormai da un anno e mezzo da Pisapia e chi ci abita sa benissimo che la città non è certo diventata una Zingaropoli. Questo per dire qual è il livello di falsità a cui possono spingersi i leghisti in campagna elettorale pur di raccattare qualche voto in più. Manifesto che è anche costato una bella condanna alla Lega, tra parentesi.

Come non ricordare, poi, tra le mille balle dei leghisti, quell’ultimatum a Berlusconi che a giugno 2011 avrebbe dovuto realizzare le richieste indicate dalla Lega in un volantino distribuito alla festa in maschera di Pontida? Ovviamente Berlusconi non fece nulla di quanto richiesto,l’ultimatum si rivelò l’ennesia balla e i leghisti restarono fermi e immobili sulle loro amate poltrone romane.

Per non parlare dell’incoerenza con cui Maroni prima ha ripetuto per un anno che non si sarebbe ripresentato alle elezioni insieme al PdL e in particolare mai con Berlusconi candidato premier. Sappiamo tutti com’è andata a finire senza che vada a ripescare le dichiarazioni degli ultimi mesi, no?

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