La sinistra che non ti aspetti

Arrivo a Bergamo con un certo anticipo, alle 20.40 (perché esser rimasto fuori dal Dal Verme all’apertura della campagna di Ambrosoli mi è bastato e questa volta non voglio ripetere l’esperienza) e prendo posto in sala. Nell’attesa mi metto a sfogliare il volantino distribuito all’ingresso, che pone come punti centrali per la Prossima Lombardia il rilancio dell’economia e dell’occupazione, la riforma della sanità, il rilancio del trasporto su rotaia, la green economy, lo stop al consumo di suolo,  il no a politiche razziste e la lotta alle mafie.

Temi che per molti altri partiti, soprattutto qui in Lombardia, nemmeno si pongono. Qui, dove la sanità è ormai il core business del malaffare di Comunione e Liberazione, dove il trasporto pendolari è allo sfascio (basti pensare al dicembre drammatico vissuto da chi si sposta in treno), dove la Lega porta avanti politiche e mentalità razziste e continua a svendere il nostro territorio per due soldi, fregandosene dell’impatto ambientale delle sue politiche.

La sala, nel frattempo, si riempie. C’è già gente in piedi, e l’evento non è ancora iniziato; qualcuno, ancora una volta, è rimasto fuori. Partono le note di Imagine, seguite dai Coldplay. Niente di più lontano dagli stereotipi di chi vorrebbe una sinistra rimasta ferma a Bandiera rossa. Già questa, per me che non ho mai frequentato un evento organizzato da un partito di sinistra, è una sorpresa.

L’altra sorpresa è la platea: che uno, avendo in testa i classici stereotipi, si immagina piena di alternativi strafatti e di altri personaggi strani. E invece è fatta di persone normalissime, come quelle che incontri andando al mercato o stando in fila in banca.

Soprattutto, a sorprendere sono molti volti davvero giovanissimi. Alcuni è evidente che è la prima volta che votano; altri, addirittura, sembrano 15-16enni (al punto che ti chiedi che cosa ci fanno qui).

Arriva Nichi, e la serata inizia. Prima vengono presentati i candidati alla Camera, al Senato e in Regione. Tra questi, la metà sono donne e sono in posizioni eleggibili: una sensibilità al ruolo e alla dignità delle donne che porterà in Parlamento molte più donne di quante ve ne siano mai state. Poi, finalmente, è la volta dell’intervento tanto atteso: Nichi Vendola si avvicina al microfono e inizia a parlare. Un discorso che, anche questo, sorprende le mie aspettative.

Forse perché l’idea diffusa su Nichi è che sia un affabulatore, che parla di tutto ma non dice niente: l’idea che non sia per nulla concreto, insomma.

Pregiudizio che, sentendolo parlare, svanisce. Svanisce perché ascoltandolo capisci che nella sua narrazione c’è un ragionamento e che dietro a un dizionario elaborato c’è un uomo che ha una profonda comprensione della natura umana e sa capire i problemi della gente. Quella che incontri al mercato o in coda in banca, e che questa sera è venuta qui per sentirlo.

Tra i suoi primi argomenti c’è la Lombardia. Denuncia come l’idea della sanità come semplice prestazione di un servizio abbia in realtà trasformato la sanità lombarda in un centro di malaffare, fatto di corruzione e favoritismi: senza paura di dire a voce alta che lo strapotere di Corruzione e Fatturazione deve finire e che anche per questo la Lombardia deve voltare pagina.

Vendola ricorda poi  quando disse che la mafia si era insediata anche nel Nord Italia e la risposta di Formigoni fu “Vendola si droga” e quella di Maroni fu che non è vero, che la mafia al nord non esisteva. Sappiamo tutti com’è andata a finire: con la scoperta dei legami compromettenti fra la Lega Nord e la ‘Ndrangheta.

Successivamente, una gran parte del suo discorso è incentrato sul lavoro. Ma non nel classico modo che anche qui si potrebbe pensare: l’idea insomma che la sinistra sia sempre schierata senza se e senza ma contro gli imprenditori e difenda dei lavoratori parassitari e incapaci. Niente di più lontano dalla realtà: Nichi, per circa mezz’ora, si mette a spiegare come si possano rilanciare l’economia e l’occupazione; parla dell’economia reale e della necessità di ridare dignità al lavoro: portando esempi dalla Puglia in cui governa, dove le politiche regionali, anziché puntare sulla precarizzazione o buttare soldi in progetti inutili e clientelari come la Dote Lavoro di Regione Lombardia, hanno sostenuto concretamente gli investimenti nell’innovazione. Perché in un mondo globalizzato non possiamo pensare di continuare a produrre con le stesse tecniche e gli stessi impianti di 30 o 40 anni fa: c’è bisogno di riqualificare le produzioni, c’è bisogno di più sapere, di più conoscenza, di più lavoratori qualificati nelle aziende per tenere il passo dei nostri competitori. L’esatto contrario delle delocalizzazioni, del crescente ricorso a un lavoro precario e poco qualificato, della battaglia persa di chi pensa di poter competere con la Cina o la Serbia sul costo del lavoro.

nichi_bg

Alla fine della serata, la domanda che mi viene da pormi è sulla tesi che Mario Monti ripete da mesi: Vendola è un conservatore?

Da quel che ho sentito questa sera, e da quel che ho visto in questi ultimi anni, direi proprio di no. Vendola, in questi anni, ha trasformato una sinistra rissosa e di lotta in una sinistra di governo, che non passa il suo tempo a protestare e a fare testimonianza ma si candida a governare il Paese con idee nuove e innovative. Idee che non sono conservatrici, sono progressiste: e lo sono sia sul campo del lavoro, come già detto, sia per quanto riguarda i diritti.

Un tema, quello dei diritti, da cui emerge tra l’altro l’incredibile doppia personalità di Monti: liberista (non liberale) in economia, con la convinzione che il mercato regolerà tutto, e illiberale sui diritti delle persone e sulla loro vita. Vendola o Monti: tra i due, chi sarebbe il conservatore?

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