La scomparsa dei fatti (e il Paese delle capre)

Io credo che questa sia la campagna elettorale più assurda degli ultimi 10 anni (forse anche più di 10, ma questo io non posso saperlo): assurda perché buona parte sia dei candidati sia degli elettori sembra non aver capito che cosa rappresentino, queste elezioni.

Quello che faremo fra 17 giorni, infatti, è depositare nell’urna delle schede elettorali: un gesto fisico poco interessante di per sé ma con il quale ci giochiamo le scelte e le non scelte che si faranno per i prossimi 5 anni in questo stramaledetto Paese  (e che volenti o nolenti incideranno sulla nostra pelle).

Eppure vedo ogni giorno un Berlusconi ormai senza più freni, che passa le sue giornate in tv e alla radio a parlare del divorzio da Veronica, dei magistrati cattivi cattivi ma proprio tanto cattivi, della sua nuova fidanzata, del suo nuovo cagnetto, dei complotti contro di lui per far cadere il suo governo, del fatto che lui non ha mai definito la Merkel una “culona inchiavabile”. Che può permettersi di fare promesse assurde e senza nessuna credibilità, come quella di togliere l’Imu (e di restituire la rata 2012, tra l’altro in contanti!) dopo che l’Imu l’hanno inventata lui e i leghisti e dopo che l’ha votata lui stesso in parlamento.

Vedo un Monti che pure lui sembra non aver niente di meglio da fare che passare da un canale tv all’altro, sempre impegnato a dirci che non è lui che si candida, ma la sua agenda, che tutti coloro che gli hanno dato i voti per governare nell’ultimo anno sono brutti e cattivi a parte quelli che lo sostengono ancora. Dopo aver passato un anno intero (viva la coerenza) a ringraziarli ogni volta che gli davano la fiducia in parlamento e a lodarli per la loro responsabilità. Dopo aver ripetuto per un anno che non si sarebbe ricandidato. Poi, metamorfosi: ha cambiato idea, i responsabili sono diventati irresponsabili e lui che non si sarebbe mai ricandidato, eh poverino, gli tocca ricandidarsi. Con l’arroganza e la pretesa, tra l’altro, di dire chi si può alleare con chi e chi non può, di essere lui a decidere chi è credibile e chi, invece, non lo è solo perché ha osato dire che il governo Monti ha messo in sicurezza i conti pubblici sulla pelle dei più deboli, senza preoccuparsi di essere un po’ più equo nel calibrare il guazzabuglio di tasse che ci ha dovuto imporre.

Due candidati che stanno parlando di tutto e di più, a parte dei problemi del Paese. E che nonostante questo hanno un largo e crescente seguito nell’elettorato. Mentre Bersani, che compare in tv la metà degli altri due, parla da mattina a sera di lavoro, di come rilanciare l’occupazione, di come dare ossigeno a un’economia asfittica, di politiche industriali, di come riformare la tassazione rendendola più equa e meno ingiusta. E nonostante questa attenzione al Paese reale, ai problemi della crisi che la gente vive sulla propria pelle, senza promettere la luna, continua a scendere nelle intenzioni di voto degli italiani.

Insomma, sembra che in questo Paese preoccuparsi di economia, giustizia e solidarietà faccia perdere voti, mentre stare dalla mattina alla sera in tv a parlare del sesso degli angeli e a fare promesse choc sia la ricetta per ottenere voti.

Perché in Italia si parla di più dei vaneggiamenti di un vecchio pazzo che del mondo del lavoro, della lotta alla precarietà, di come disincentivare le delocalizzazioni e come rendere il sistema produttivo più innovativo?

Questa scomparsa dei fatti dalla campagna elettorale, diciamocelo, non può essere colpa solo dei candidati alla presidenza. Ci sono almeno altri due colpevoli: la televisione e, soprattutto, il popolo italiano.

Sulla televisione non c’è bisogno di dilungarsi: vediamo da vent’anni che modelli promuove e con che risultati, sappiamo che qualcuno ha i mezzi per manipolarla a suo piacimento e che questo gli garantisce di controllare il pensiero di milioni di persone.

Eppure, perdonatemi se ora mi faccio insultante, ma a questo punto una bella fetta di responsabilità va addossata a un popolo di capre. Una nazione di imbecilli capaci solo di lamentarsi e di dire che sono tutti uguali: perché così è comodo, così non ti devi informare, non devi prenderti lo sbatti di cercare di capire come stanno le cose e come possono cambiare. Già, tutti uguali: tutti ladri, tutti disonesti alla stessa maniera e nella stessa misura, tutti ugualmente e inesorabilmente incapaci. Fa niente se è proprio grazie a questa mentalità che un vecchio (cocainomane) di nome Silvio Berlusconi ha potuto fare tutto quel che ha potuto fare: cose che nessun umano avrebbe mai potuto immaginare, e a causa delle quali non puoi andare nel resto d’Europa senza che ti ridano in faccia.

No, fa niente: tutti uguali, tutti brutti e cattivi, tutti malvagi e incapaci. Tutti. Perché, dicevo, così è più comodo: ti evita di interrogarti come vorresti che fosse la prossima Italia, cosa vorresti che cambiasse e in che direzione. Fa sì che tu non abbia bisogno di sapere chi in vent’anni ha messo in ginocchio la scuola pubblica per favorire quella paritaria, chi ha cercato di ridurre in brandelli i diritti dei lavoratori, chi mentre la crisi era alle porte non faceva nullla perché “la crisi non c’è: i ristoranti sono pieni”, chi con politiche medievali benedette dal Vaticano ha fatto sì che l’Italia sia oggi il paese più arretrato e meno laico dell’Europa occidentale, chi per vent’anni ha coperto e aiutato i disonesti e ha massacrato e umiliato gli onesti.

Ecco: a questo Paese di capre, non proprio a tutto ma insomma, a tutti quelli che dopo vent’anni ancora non hanno capito niente e sono ancora lì a lamentarsi e a storcere il naso perché Bersani no, non mi piace, non è simpatico, è noioso, no io il Pd no,  no ma io volevo Renzi, eppoi il Pd si allea con quell’altro che è frocio e c’ha pure l’orecchino, e comunque no, Bersani mai perché nun ce fa ride come quell’artro… Ecco, a tutti questi lamentoni che non cambieranno mai l’augurio che mi sento di fare, e che so che li renderà felici – anzi: li farà godereè di beccarsi altri 20 anni di Berlusconi: così potranno continuare a lamentarsi come sempre, perché tanto l’Italia è un Paese maledetto e non cambierà mai (e ci credo: come potrebbe cambiare, con degli elettori del genere?)

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