La prova dei fatti – #M5SpiùL, Boldrini e Grasso

Ieri è stata scritta una bella pagina della storia del nostro Parlamento: sono stati eletti alla guida della Camera e del Senato due persone di valore, che si sono distinte nella loro carriera professionale per la tutela dei più deboli e la lotta alla criminalità.

Laura Boldrini, 42 anni, arriva alla presidenza della Camera dopo aver lavorato per 25 anni prima nella FAO, poi nel World Food Programme e quindi nell’UNHCR, l’agenzia ONU per i rifugiati. Candidata ed eletta con Sinistra Ecologia e Libertà, ha dichiarato nel discorso di insediamento: “Arrivo a questo incarico dopo aver trascorso tanti anni a difendere e rappresentare i diritti degli ultimi in Italia come in molte periferie del mondo. E’ un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che da oggi metto al servizio di questa Camera. Farò in modo che questa istituzione sia anche il luogo di cittadinanza di chi ha più bisogno“.

Piero Grasso, invece, è stato eletto alla presidenza del Senato dopo esser stato prima magistrato e poi procuratore del tribunale di Palermo, quindi capo della Direzione nazionale antimafia. Candidato ed eletto con il Partito Democratico, nel suo discorso ha posto enfasi sulla necessità che la legislatura appena iniziata possa essere un momento di forte cambiamento per l’Italia: “Siamo davanti a un passaggio storico straordinario, abbiamo il dovere di esserne consapevoli, il diritto e la responsabilità di indicare un cambiamento possibile perché è in gioco la qualità della democrazia che stiamo vivendo. E allo stesso tempo dobbiamo avviare un cammino a lungo termine, dobbiamo davvero iniziare una nuova fase costituente che sappia stupire e stupirci“.

Due scelte di alto, altissimo profilo, il cui merito va indubbiamente alla scelta di Pierluigi Bersani di non portare avanti candidature “di partito” ma di proporre due personalità di indiscutibile valore.

Non è sfuggito a nessuno, però, che ieri al posto di Pietro Grasso avrebbe potuto essere eletto a presidente del Senato Renato Schifani: ballottaggio previsto dal regolamento del Senato e dettato dal fatto che il centrosinistra lì non ha la maggioranza assoluta (ma solo relativa) e, di conseguenza, i voti del Movimento 5 Stelle di Grillo e di Scelta Civica di Monti sono determinanti.

Ebbene, trattandosi di un ballottaggio la domanda era semplice: Grasso o Schifani? La cosa incredibile è che tanto i grillini quanto i montiani hanno deciso di non scegliere, di votare scheda bianca. Una scelta da Ponzio Pilato che ha lasciato senza parole un po’ tutti: perché se da un lato c’era Grasso, che ha passato la sua vita a combattere le mafie, dall’altra c’era Schifani, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e autore nel 2003 del “Lodo Schifani”, una delle tante leggine che negli anni sono servite a Berlusconi per sfuggire dai processi (dichiarata però incostituzionale).

La scelta era semplice semplice, no? No, per niente. Perché nel Movimento 5 Stelle si è continuato a ragionare con lo slogan “sono tutti uguali” e con lo schema “noi votiamo solo i nostri”: così, alla prova dei fatti, il Movimento ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza e la sua incapacità di incarnare un movimento serio e responsabile. Oltre all’incapacità di riconoscere persone di valore solo perché non sono espressione della tua fazione. Come si può dire che Grasso e Schifani sono uguali? Come si può votare bianca con il rischio, scampato, che quel gesto da Ponzio Pilato facesse eleggere nuovamente Schifani come presidente? E cosa vuol dire “noi votiamo solo i candidati del nostro partito”? Se questo è il nuovo che avanza, per l’Italia si prospettano tempi infami.

Ma qualche mosca bianca, nel Movimento, ha iniziato a riflettere e a dissociarsi da questi meccanismi mentali: e così una minoranza dei senatori del gruppo ha chiesto che il Movimento votasse per Grasso e, di fronte al diniego (“noi voteremo bianca”), ha scelto in autonomia di votare comunque Grasso.

A queste persone si dovrebbero fare i complimenti per la responsabilità, la generosità e il coraggio dimostrati: e invece, che fa Grillo? Pubblica un post sul suo blog in cui dice che hanno votato contro l’orientamento deciso dal Movimento, e che dovrebbero trarne le conseguenze (ovvero, lasciare il movimento e dimettersi). Meno male che doveva essere solo un garante che non interferisse ogni 5 minuti con le scelte degli eletti! In rete, però, è esplosa la contestazione al vecchio comico.

Su Twitter è comparso l’hashtag #M5SpiùL, che ha scalato in poche ore la classifica degli hashtag più usati, con gli utenti a chiedere se fosse così difficile scegliere fra Grasso e Schifani; sul blog di Grillo è stato censurato e cancellato il commento più gradito dai lettori, che criticava fortemente Grillo e Casaleggio per l’atteggiamento autoritario-dittatoriale e per il gioco vergognoso del “tanto peggio, tanto meglio” a cui il Movimento sta giocando. Cancellato dal blog di colui che dice che la rete è libertà di criticare chiunque – una strana forma di coerenza, non trovate?

Così, alla prima occasione importante di voto, la prova dei fatti ha mostrato un Movimento incapace di assumersi le proprie responsabilità, prigioniero dei suoi slogan, che pone il proprio interesse davanti a quello dell’Italia: anche se questo significa mandare l’Italia in malora. Mentre il centrosinistra ha dato prova di saper proporre un’idea e un progetto di cambiamento e di rinnovamento che, a causa dell’irresponsabilità di chi a parole dice che questo Paese vuole cambiarlo ma nei fatti gioca ad affondarlo, rischiano di restare inascoltati.

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