Marini o Rodotà: non facciamone un dramma

Che fra Franco Marini e Stefano Rodotà la scelta, per chi ha il cuore a sinistra, fosse semplice e immediata non c’è nemmeno bisogno di dirlo: Rodotà rappresenta una scelta naturale che a sinistra metterebbe d’accordo un po’ tutti.

Si capisce quindi la delusione, anche l’incazzatura di tanti elettori Pd che vorrebbero Rodotà presidente, sperando poi in un impossibile accordo di governo con i 5 Stelle, e non Marini con conseguente possibile governo sostenuto da sinistra, centro e destra “tradizionali”.

Io però a questo gioco al massacro che sta rimbalzando per la rete non ci sto: perché se è vero Rodotà costituisce la presa d’atto di un parlamento mai come oggi così sensibile ai temi della laicità e della sinistra, è anche vero che altre considerazioni fanno pensare che la scelta di Marini non sia poi così campata per aria.

Il presidente della Repubblica deve essere una figura che unisce e, per questo, è bene cercare il più ampio consenso possibile. E che Marini raccolga più consensi di Rodotà è ovvio se si pensa che Marini non dispiace al centrodestra, al centro e al centrosinistra, mentre Rodotà sarebbe sostenuto solo dal centrosinistra e dai grillini.

Che poi la scelta del presidente sia naturalmente influenzata dalla necessità, per il Pd, di trovare uno sbocco allo stallo emerso dal risultato elettorale – che lo ha imprigionato nel ruolo di partito che “deve” formare un governo, ma non ha i numeri per formarlo da solo – è un elemento chiave che va ponderato con attenzione.

A chi tira la croce su Bersani dico che, anche se fra Rodotà e Marini io sceglierei Rodotà – e sono contento che il partito che ho votato, SEL, abbia scelto di sostenere Rodotà –,  non possiamo nasconderci che anche se la figura di Rodotà è alta, altissima, pure si porta dietro – non avendone colpa – un balletto ridicolo e un atteggiamento poco onesto di Grillo e dei suoi. Come dire: Grillo di fatto l’ha bruciato, facendone una candidatura di parte e di partito, non cercando una candidatura “insieme” al Pd ma dicendo “questo è il nostro candidato, votatelo”.

È vero: Bersani ha talmente insistito sulla necessità del governo del cambiamento che votare Rodotà poteva rappresentare un ulteriore segnale ai 5 Stelle. Ma non prendiamoci in giro: dalle parti del Movimento hanno dato prova in questi mesi di essere sordi a qualsiasi proposta innovatrice di governo e di voler puntare tutto sullo sfascio del Paese, un Rodotà presidente della Repubblica non avrebbe comunque portato al “governo del cambiamento”.

Inseguire ancora Grillo che fa la sirena incantatrice dicendo “se fate quello che dico io allora forse, e dico e sottolineo FORSE, un accordo è possibile nel duemilaecredici” non sarebbe né serio né lungimirante.

Il Paese ha bisogno di prospettive serie e, prendiamone atto, in questo momento Grillo è tutto fuorché una scelta seria. Franco Marini, anche se non è il mio candidato, ha le carte in regola per essere un buon presidente.

PS: qui il risultato della prima votazione.

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5 thoughts on “Marini o Rodotà: non facciamone un dramma

  1. Buon governo al PD insieme allo psiconano/maschera di cera sotto l’egida del nuovo Presidente Marini/D’Alema.
    Cosa abbiamo davanti… o meglio “ritorno al futuro”
    Ciao disillusi della buona politica del non-cambiamento.
    Gigi

  2. che cosa vuoi che sia, in fondo…. Abbiamo votato per questo, giusto? Non ci avevano chiesto il voto contro quella destra che ha portato il paese sul baratro, no….
    Verderami (quello che nel 2001 raccolse la confessione di Marini: ( http://archiviostorico.corriere.it/2001/maggio/29/Marini_cosi_Alema_facemmo_cadere_co_0_0105295076.shtml ) scrive oggi sul corriere che Gianni Letta potrebbe essere il prossimo segretario generale al Quirinale. Che schifo.
    E poi basta con ‘sto Grillo usato come spauracchio: l’alternativa stavolta era un galantuomo come Rodotà.

    • Veramente con Grillo basterebbe fare un ragionamento semplice: se Boldrini e Grasso erano le foglie di fico del Pd, come non notare che Rodotà è la foglia di fico di Grillo?
      Con tutto il rispetto per Rodotà, che a me va benissimo e che se fossi parlamentare voterei ad occhi chiusi (come molti parlamentari “ribelli” stanno dicendo in queste ore): ma Grillo come vittima, proprio, non ce lo si vede.

  3. E chi parla di vittime? Non voterei Grillo neppure come amministratore di condominio. Ma se con i voti dei parlamentari che pendono dalle sue labbra si fosse riusciti ad eleggere un buon presidente come Rodotà, ne sarei stato felice.

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