Si fa presto a dire “a casa”

Si fa presto a dire “tutti a casa”, ma dopo 4 giorni di caos, proteste e disordini forse dovreste spiegarci cosa proponete, oltre a dire “governo a casa”. Altre elezioni anticipate, di nuovo? Una bella dittatura militare? Il ritorno alla monarchia? Che cosa, di grazia? Aspettiamo con ansia una risposta: e se non l’avete, per favore, fatela finita e lasciate lavorare chi vuole lavorare e s’è visto minacciato da chi si autoproclama (con molta presunzione) ‘il popolo italiano’…

Memento

Fuori da questa nostra proposta vedo un meccanismo che, dal dire “faremo, diremo”, ci può portare solo a dire “l’avremmo potuto fare” (Bersani, 27 marzo 2013)

Questa frase la disse, meno di un mese fa, l’ormai ex segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, ai rappresentanti del Movimento 5 Stelle Crimi e Lombardi che si incontrarono con lui per discutere della possibilità di formare insieme a PD e SEL un “governo di cambiamento”.

Riletta 25 giorni dopo, lascia l’amarezza di una possibilità che è stata sprecata, se sia stato per stupidità o per pregiudizio non lo saprei dire. Il tema dibattuto in questi giorni è, com’è ovvio, la dissoluzione del PD che si è frantumato votazione dopo votazione per la scelta del presidente della Repubblica. Al punto che tanto il segretario Bersani quanto la presidente Bindi hanno dato le loro dimissioni, di fronte all’impossibilità di guidare una delegazione parlamentare incredibilmente divisa pure sul sostegno al fondatore del PD stesso, Romano Prodi.

Il fallimento della segreteria Bersani è avvenuto e lui stesso ne ha preso atto. Quello che mi sembra non sia però chiaro a chi adesso strepita indignato di fronte al probabile accordo di governo tra Pd, Scelta Civica e PdL è che come già diceva Bersani un mese fa, le cose potevano andare diversamente: bastava volerlo.

Era possibile arrivare a un governo di cambiamento, ma i 5 Stelle a fare questo cambiamento non hanno nemmeno voluto provarci. E adesso eccoli, in prima linea a urlare al golpe, all’inciucio, alla sospensione della democrazia (come se Napolitano fosse un dittatore, e non un presidente che è stato in questi anni difficili un punto di riferimento saldo per tutto il Paese): si, loro, quelli che un mese fa potevano stringere un accordo di governo che evitasse quel “governissimo” di cui ora si lamentano.

Si può dire che queste sono delle lacrime di coccodrillo, senza che qualche commentatore prenda la difesa di Grillo a prescindere? Si può dire che quando hanno rifiutato la proposta di governo di Bersani i 5 Stelle sapevano perfettamente di consegnare le chiavi della situazione politica a Berlusconi, e di spingere il Pd in un vicolo cieco dal quale sarebbe uscito massacrato?

Si può dire che aveva ragione chi chiedeva responsabilità a un movimento di irresponsabili, che da quando sono entrati in Parlamento stanno giocando ogni giorno al tanto peggio, tanto meglio?

Sì, si può. Farlo non significa negare la sconfitta di Bersani, ma significa prendere atto che qualcuno, su quella sconfitta, ci ha scommesso: e, quando ha vinto la scommessa, ha avuto pure la faccia tosta di fare l’indignato.

Il futuro è a 5 Stelle

Se non ho capito male quel che ha detto poco fa Napolitano, il risultato del purismo dei grillini, che rifiutano di fare un governo insieme al centrosinistra, dovrebbe essere questo:

  1. Napolitano, constatato che non si riesce a fare un nuovo governo, lascia in carica il governo Monti. Quindi per ora ci teniamo un presidente del Consiglio totalmente sfiduciato dal suo disastroso risultato elettorale, insieme alla Fornero che (poraccia) qualche giorno fa diceva che neppure lei sa più quali sono stati i buoni risultati del suo governo;
  2. Berlusconi continua a crescere nei sondaggi e, quando fra non troppi mesi torneremo a votare, vincerà a mani basse; dopo Monti, insomma, di nuovo Berlusconi.

E questo anche se abbiamo un Parlamento che potrebbe fare finalmente leggi che attendiamo da una vita: sulla riforma del sistema fiscale, sulla lotta all’evasione e alla corruzione, sul conflitto di interessi, sulle unioni civili, sul testamento biologico, per rimettere in piedi la scuola pubblica e chi più ne ha più ne metta.

Potrebbe, ma per un’impuntatura di principio e per calcoli di convenienza del Movimento 5 Stelle non potrà.

Il futuro è a 5 Stelle, o, forse, a 5 Stalle…